CHI TROPPO VOLLE #1

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C’era una volta un uomo molto grosso, ma veramente tanto, che amava smodatamente mangiare. Non si può dire che fosse buono o cattivo, simpatico od antipatico; tutti di lui notavano solo quanto fosse ossessionato dal cibo.

Quando passava per le sue terre di Belpaese in groppa al suo enorme cavallo Famedoro, dalla foltissima criniera brunita e dagli zoccoli possenti come zampe d’orso che facevano tuonare il terreno come all’avvicinarsi di un temporale estivo, rivolgeva a tutti i lavoranti un saluto, si sincerava delle condizioni dei loro figli e togliendosi il cappello piumato rivolgeva un cenno alle signore, ma non per questo la sua mente non rimaneva perennemente concentrata sulle leccornie che avrebbe trovato una volta tornato nel suo grande e solitario palazzo.

Di tutti i cibi ed i frutti della terra, il più amato da lui era il fico. Attendeva con ansia l’estate per fare salire i suoi lavoranti fin sulla cima dell’altissima pianta che svettava al margine meridionale delle sue tenute. Faceva loro contendere agli uccelli ed alle api fino all’ultimo frutto e poi concentrato coglieva dalla cesta il più maturo, lo apriva delicatamente ed in un impeto libidinoso vi affondava voracemente le labbra per suggerne la polpa mielosa.

Questa per lui era la più grande gioia della vita ed attendeva la stagione calda con febbrile impazienza per godere di questo piacere sublime.

 

Avvenne che un giorno, recandosi nelle stalle per montare Famedoro e fare il consueto giro delle sue proprietà, l’uomo molto grosso udì una vocina lamentosa che chiedeva aiuto.

L’uomo molto grosso cautamente seguì il lamento non con troppa curiosità giacchè già pensava al pranzo, ma neppure con totale disinteresse poichè aveva appena fatto colazione e trovò un piccolo elfo con le ali imprigionate nella folta criniera scura di Famedoro.

L’uomo molto grosso districò con le sue ditone molto grosse l’elfo dalle crine setose di Famedoro, prese delicatamente l’elfo tra le dita e se lo dondolò di fronte al naso, forse chidendosi per un attimo se fosse il caso di assaggiarlo oppure no.

L’elfo liberato e penzolante si rivolse all’uomo molto grosso con parole di estrema gratitudine per averlo salvato da quella che pareva ormai essere una prigionia disperata.

Se ne girava svolazzando di notte buia ed era finito sbadatamente tra le chiome scure come la pece di Famedoro, che sentendo una presenza estranea e fastidiosa, scuotendo rumorosamente e vorticosamente il capo aveva finito per intricare le crini in modo che al volgere del giorno pareva allo sfortunato elfo oramai privo di vie d’uscita.

Solo l’arrivo di una persona di buon cuore come l’uomo molto grosso aveva potuto risolvere l’incresciosa situazione.

“Buonuomo, il mio nome è Bonsenso, ed in segno di eterna gratitudine io desidero esaudire il vostro più segreto desiderio. Chiedete pure ed io con la massima celerità e piacere vi donerò ciò che desidererete”.

A quella singolare proposta il taciturno uomo molto grosso dapprima grugnì, poi appoggiò l’elfo sullo sgabello più vicino, si tolse il cappello piumato e iniziò a grattarsi ripetutamente con la manona la grossa testa calva.

Con sua vociona che pareva il barrito di un pachiderma l’uomo molto grosso ringraziò l’elfo dell’offerta e si disse felice di accettarla.

” Con umiltà vi chiedo di fare in modo che la mia tavola sia sempre e perennemente imbandita delle migliori leccornie, sempre se ciò è nelle vostre disponibilità messer Bonsenso”.

“E’ assolutamente possibile”, replicò il piccolo elfo, “ma desidero chiarificarvi che per potere ottenere un così enorme bendiddio dovrete però rinunciare per sempre a ciò che più vi da piacere ora. Pensateci bene, siete ancora bendisposto alla transazione?”.

L’uomo molto grosso con la mente che già immaginava la quantità di cibi nuovi e la varietà di sapori esotici e sconosciuti che avrebbero di lì in avanti sollazzato il suo palato non ebbe tentennamento nell’annuire col capo e rivolgere un sorriso soddisfatto e sognante all’elfo.

“Ebbene, messere, recatevi di buona lena nella vostra sala da pranzo allora, che tutti i piaceri della tavola d’ora in poi saranno pronti a satollarvi”.

E mentre diceva questo già l’uomo molto grosso saliva con agili passi balzellanti, quali mai prima di allora gli si videro fare, la scalinata del suo palazzo e si dirigeva verso il salone.

L’elfo Bonsenso allora facendo un ghigno inaspettato sussurrò “Tutti tranne uno. Tutti i piaceri avrai ma uno ti sarà negato”.

“Per sempre”.

continua….

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UN MEDICO TRA GLI ORSI #NORTHERNEXPOSURE #SERIETV

Qual è la serie tv più bella della storia?

Mork & Mindy? Twin Peaks?

Per qualcuno sicuramente Breaking bad, o Game of thrones. O House of Cards (solo la prima stagione però)!

Per me la migliore serie di sempre, al di la del fascino indiscusso di Jarod il Camaleonte è senza alcun dubbio UN MEDICO TRA GLI ORSI.

Una storia surreale che si basa sul classico espediente dell’alieno calato in una realtà a lui estranea e nella contrapposizione tra realtà diverse trova il suo sviluppo. In questo caso un medico newyorkese per ripagarsi gli studi è costretto a lavorare per qualche anno in Alaska, nella strampalata cittadina di Cicely, caratterizzata per essere un vero e proprio avamposto di frontiera, ricettacolo di personaggi dalle storie bizzarre, tutti in fuga dalla civiltà e tutti in contatto con la parte più genuina e vera di loro stessi, in un rispecchiamento continuo con il panorama naturale che li circonda.

Una contrapposizione tra tradizione e modernità, tra occidente e cultura dei nativi americani, tra storie private, singole e una dimensione collettiva esaltata dall’isolamento del piccolo paese e della sua comunità.

Gli interpreti sono tutti volti noti del piccolo schermo USA, come  Barry Corbin che interpreta l’ex astronauta Maurice Minnifield, al dottor Fleischman, Rob Morrow, che in seguito abbiamo visto in Numb3rs, alla graziosa Janine Curter di Cliffhunger, al bello e maledetto falegname di Sex & the city, John Corbett.

Gli autori traspongono la loro vasta cultura letteraria  in continue citazioni, creando una atmosfera sognante, una bolla fuori dal tempo in cui le storie bislacche dei personaggi si fondono per creare un microcosmo autosufficiente. Una atmosfera simile, un continuo rimando alla dimensione onirica è un topos classico di  Mamoru Oshii e lo troviamo nel bel lungometraggio animato LAMU’, BEAUTIFUL DREAMER.

Trovate le puntate online, credo in modo legale ma non mi espongo sul punto, su VIMEO.

Trovate il tempo per guardarlo.


WIKINOTE

Un medico tra gli orsi (in originale Northern Exposure) è una serie televisiva statunitense creata da Joshua Brand e John Falsey, composta da 6 stagioni per un totale di 110 puntate, trasmessa per la prima volta dalla CBS tra il 1990 e il 1995. In Italia è stato trasmessa prima da Rai 2 e poi da Canale 5 e Rete 4.

STAKANOV-MANGA #BAKUMAN #DEATHNOTE #LOST+BRAIN

Gli amanti dei manga sanno a quali ritmi massacranti siano soggetti gli autori. Già Rumiko Takahashi, autrice di Lamù, Maison Ikkoku, Ranma e di tantissimi altri manga di successo planetario, si lamentava di non avere mai preso un giorno di ferie in dieci anni. Al tempo, da giovane lettore di Mangazine e Kappa Magazine, pensavo fosse una balla colossale, ma dopo la lettura di BAKUMAN, mi sono dovuto ricredere.

Bakuman tratta di due giovani compagni di scuola che uniscono le forze per sfondare nel mondo dei manga, come sceneggiatore e disegnatore. I ritmi frenetici, l’organizzazione del lavoro, i compromessi con l’editore ed i rapporti con i colleghi (concorrenti) così come la fondamentale lotta per conquistare il gradimento dei lettori, si intrecciano con la loro, tradizionalmente giapponese, complicata e casta vita sentimentale.

Un fumetto istruttivo, scandito da colpi di scena e rivelatore di un mondo che è abbastanza sconosciuto a noi lettori occidentali ormai privi di pubblicazioni divulgative sul mondo dei manga. Personalmente ritengo che la chiusura dei magazine sui manga e la ghettizzazione di lusso degli stessi ai negozi di fumetti e lontano dalle edicole siano state scelte tattiche forse giuste da parte degli editori, ma strategicamente controproducenti.

Prendiamo comunque atto che in internet si trova di tutto e quindi chi è interessato basta che cerchi in rete le notizie che vuole e rassegniamoci ad un mondo che vede noi mangafili della prima ora relegati nell’angolo polveroso della storia.

Gli autori di Bakuman con quest’opera cambiano notevolmente registro rispetto alla loro produzione precedente, DEATH NOTE, un poliziesco a tinte fosche sui generis, in cui un giovane e geniale studente utilizza il potere di decretare la fine della vita di una persona, ottenuto da uno sbadato e amante delle mele Shinigami (dio della morte), per perseguire il suo particolare disegno di giustizia planetaria. Un’opera interessante, con una trama complessa e costruita in modo puntiglioso, che ha di fatto creato un sottogenere nel quale ritroviamo anche l’evidentemente meno incisivo e meno inaspettato, ma comunque per nulla scontato LOST + BRAIN, in cui il geniale studente di turno, con evidenti tendenze sociopatiche, utilizza l’ipnosi di massa per migliorare il mondo ed eliminare i vecchi incancreniti dai loro vizi, compromessi, inedia ed ottusità.

La guerra generazionale in Giappone non è mai terminata!


-WIKINOTE-

Bakuman. (バクマン) è un manga giapponese edito da Shūeisha all’interno di Shōnen Jump, a partire dalla doppia uscita 37-38 del 7 agosto 2008, per poi concludersi nella doppia uscita 20-21 del 23 aprile 2012. La serie, scritta da Tsugumi Ohba, è disegnata da Takeshi Obata, che fino a due anni prima avevano lavorato insieme per Death Note. In Italia Bakuman è stato pubblicato da Panini Comics sotto l’etichetta Planet Manga dal 25 marzo 2010 al 6 giugno 2013 e ha vinto come miglior manga dell’anno al Nanoda Manga Awards 2010, premio giuria popolare.

Death Note (デスノート) è un manga ideato e scritto da Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata. È stato pubblicato in Giappone, da dicembre 2003 a maggio 2006 sul settimanale Weekly Shōnen Jump dalla casa editrice Shūeisha e poi raccolto in 12 tankōbon. In Italia il manga è edito da Planet Manga, etichetta della Panini Comics, ed è stato pubblicato da novembre 2006 a settembre 2008.

LOST + BRAIN è uno shōnen manga giapponese scritto da Tsuzuku Yabuno ed illustrato da Akira Otani. In Giappone è stato serializzato sulla rivista Weekly Shōnen Sunday. I capitoli sono stati successivamente raccolti in tre volumi tankōbon, pubblicati dal 16 maggio all’11 agosto 2008. La pubblicazione in italiano è avvenuta ad opera di Star Comics dal 9 settembre all’11 novembre 2009.

#pirati #BlackSails #Crossbones #tvseries #serietv #tv

pirati

I pirati vanno di moda! Mai come di questi tempi! Evitando i tragici fatti dei pirati somali ed il pericolo che qualche pescatore indiano si faccia passare per qualcos’altro di pericoloso, è evidente che il fenomeno de “I pirati dei Caraibi”  abbia rinverdito i fasti e l’epopea dei bucanieri (e anche dei Caraibi).

Se volete un’opera storica attendibile e godibile sull’argomento vi consiglio “Storia della pirateria

di David Cordingly, in edizione Oscar Mondadori storia. Qualche estate fa l’ho trovato in libreria mentre cercavo la biografia di qualche valente personaggio che mi allietasse nelle oziose giornate estive e mi sono fatto prendere da un ritorno all’infanzia ed al senso di libertà che solo l’immagine del pirata può dare. Ho così scoperto che la gran parte delle storie di pirati che vediamo sul grande e piccolo schermo, così come i personaggi con nomi improbabili e le loro navi piene di cannoni con la prua al vento dirette verso tesori favolosi, sono tutti storicamente veri e che Americani e Britannici adorano quel periodo storico.

Quei personaggi un misto di mito e realtà, di storia e superstizione, di coraggio e meschinità, di grandi imprese e libertà e di rappresaglie sanguinose, sono delineati in modo attendibile in due serie che sto amando particolarmente.

La mia preferita è BLACK SAILS giunta alla seconda stagione, che non è altro che il prequel de “L’isola del tesoro” di Stevenson, libro che ho amato follemente in gioventù. Solo avere concepito una tale opera merita un plauso. La serie vede un misto di personaggi tratti dal romanzo e di vere figure storiche come i capitani Vane e Rackham, o la piratessa Ann Bonny. Eccellente.

La seconda, CROSSBONES, vede John Malkovich nei panni di un pirata Barbanera che ricalca i travagli interiori e la caratterizzazione, anche fisica peraltro, del colonnello Kurtz di Apocalipse Now.

In entrambe le serie vediamo i protagonisti operare in modo violento, contro la legge, in nome di un bene superiore, scopo celato ai loro sodali che invece sono pirati chi in cerca della libertà chi, la maggioranza, del guadagno e del riscatto. Contro di loro la forza dell’autorità britannica, astuta e violenta quanto chi combatte.

Entrambe ambientate a Nassau, Bahamas, posto da sogno, cui la fotografia delle due serie rende ampiamente merito. Un’acqua così azzurra ed una spiaggia così bianca e soffice che fi farà venire voglia di unirvi alla ciurma di Flint. Da vedere.

In Black Sails c’è pure un sacco di topa! The game of thrones docet!


-WIKINOTE-

Black Sails è una serie televisiva statunitense creata da Jon Steinberg e Robert Levine per il canale via cavo Starz, trasmessa a partire dal 25 gennaio 2014. In Italia viene trasmessa dal 22 settembre 2014 su AXN.

Crossbones è una serie televisiva statunitense creata da Neil Cross per conto della NBC, trasmessa dal 30 maggio 2014. Si basa sul romanzo di Colin Woodard The Republic of Pirates.

#TheKilling #tvseries #serietv

The_Killing_AMCChi ha ucciso Rosie Larsen?

Se questa frase vi rimanda alla mente il tormentone “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, sappiate che non è stata scritta a caso.

Una indagine dalle atmosfere uggiose di Twin Peaks, medesima ambientazione nel verde Stato di Washington, anche se qui siamo in una grande città, a Seattle, ma l’aria è la stessa, da sobborgo di periferia, da paesotto, da vita grigia, inquadrata, monotona e confinata cui i giovani liceali cercano una via d’uscita. Un mistero da risolvere, che permette di dipanare sottotrame di vita comune, di rapporti familiari, di sogni giovanili, di compromessi politici, di sottintesi e di menzogne.

Meno esoterismo, più modernità nella trama pur nella struttura classica dell’indagine, nello svolgimento e nella regia, perché diciamocelo, Twin Peaks a rivederlo oggi fa venire il latte alle ginocchia.

Meno dirompente, ma in questo la serie di David Lynch non potrà mai essere superata, The Killing è una serie che ulteriormente ci permette di entrare in quella dimensione “rurale” tutta americana fatta di contrapposizioni manichee tra personaggi agli antipodi, il povero lavoratore per bene ed il ricco arrogante, che però a mano a mano che l’indagine procede progressivamente si sporcano e si confondono. Perché alla fine tutti vogliamo le stesse cose. E’ il modo in cui proviamo a raggiungerle che fa la differenza.

Mi è piaciuto.

Netflix è una garanzia.

Sa ciò che fa e soprattutto sa che noi vogliamo un finale!

 


WIKIPEDIA-

The Killing è una serie televisiva statunitense poliziesca prodotta per quattro stagioni dal 2011 al 2014 da Fox Television Studios e da Fuse Entertainment per la rete televisiva via cavo AMC.

Remake della serie televisiva danese Forbrydelsen, The Killing è incentrata sulle vicende che ruotano attorno l’omicidio di una giovane ragazza e la conseguente indagine della polizia. La serie ha debuttato in Italia su Fox Crime il 3 novembre 2011.

Dopo due stagioni prodotte, la serie era stata inizialmente cancellata dal network statunitense il 27 luglio 2012, ma dopo delle trattative avviate dalla casa di produzione Fox Television Studios con la società Netflix e la stessa AMC, le quali si divideranno i costi di produzione, è stato deciso di produrre una terza stagione che ha debuttato il 2 giugno 2013. Il 10 settembre 2013, AMC cancella ufficialmente la serie. Due mesi dopo la cancellazione della serie, Netflix ha acquistato i diritti per produrre una quarta e ultima stagione composta da 6 episodi per il 2014.

SPOILER 5 – CLOUD ATLAS – 3,5/5

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Forse non il film che avrei voluto dirigere ma quasi certamente il romanzo che avrei voluto scrivere (insieme a Alta Fedeltà di Nick Hornby). Romanzo premiato ed onorato ma da me misconosciuto di un altrettanto ignoto ma idoloatrato autore, David Mitchell. Opera che non ho ancora letto ma immediatamente acquistato su Amazon ieri notte.

Storia complessa, circolare, visionaria, in cui ciò che conta è il viaggio, il percorso dei personaggi più dei singoli eventi narrati. Un percorso per alcuni di redenzione, per alcuni di dannazione, un viaggio nella storia, nella vita, nell’amore e nella morte alla ricerca della libertà.

La libertà di potere essere se stessi in un mondo che limita ed impone.

Una storia di ribellione agli schemi che ci imprigionano attraverso i secoli.

Un percorso ad incastro tra flashback e flash forward, come in Magnolia di  Paul Thomas Anderson, difficile a tratti da seguire che probabilmente necessitava di uno sviluppo più lineare su capitoli diversi, piuttosto che in un unico mastodontico film. Realizzazione dei “sorelli” Wachowsky che richiama tremendamente Matrix e tutta l’iconografia da animazione giapponese che tanto li aveva già influenzati nella loro famosa trilogia. Anche qui il tema della salvezza ed il tema della speranza come unico motore propulsivo dell’uomo attraverso gli eventi caotici della vita. Film ricco, anzi opulento e strabordante di citazioni, visivamente straordinario e di grande impatto, purtroppo non credo un film riuscito. E’ troppo per il pubblico “normale”, pur essendo troppo poco d’azione e accessibile, e troppo poco coinvolgente (almeno per me) per un pubblico educato a sci-fi. Come Matrix (e come gli Oasis rispetto ai Blur) temo non supererà la prova del tempo pur non riuscendo per mancanza di mezzi ad ergersi ad icona di un epoca come la saga di Neo.

Mi ha fatto tornare in mente il romanzo Underword di DeLillo per l’utilizzo del trait-d’union tra le varie storie, nell’uno una vecchia palla da baseball da collezione e qui una voglia a forma di cometa che caratterizza i personaggi, ma anche in alcuni tratti le atmosfere del distopico Codice 46, film del 2003 diretto da Michael Winterbottom, con Tim Robbins. Ma è un film che prende a piene mani da tutta la cinematografia e letteratura occidentale degli ultimi 40 anni, ognuno troverà richiami e citazioni più consone alle sue inclinazioni.

Onestamente tanta era la curiosità che mi attendevo, a torto, il capolavoro di fantascienza definitivo, a differenza del recentissimo e infantile, già recensito e gettato alle ortiche Oblivion con Tom Cruise, ma la sensibilità altrui magari ne trarrà motivi di goia superiori ai  miei.

Già mia madre mi ha fatto notare che il Grande Gatsby di Luhrman è un capolavoro e come tale meritava il mio 5/5. Il mio professore di filosofia non dava mai più di 9, perché tutto è perfettibile e dare il voto pieno cristallizza un’asticella che si deve sempre spostare più in alto. Stupitemi di più, ancora di più!

GIUDIZIO: IN LINEA…

 

 

 

 

 

 

SPOILER 4 – THE GREAT GATSBY –VOTO 4/5

Se una cosa è fatta bene, è fatta bene e va riconosciuto, tanto più se si parte prevenuti come nel caso in oggetto. Il barocco Baz Luhrman è probabilmente il regista che più sta agli antipodi del mio modo di intendere il cinema. Il cicciobello Di Caprio non è da me neanche classificato tra gli attori, un gradino sotto Tom Cruise.

Ebbene, il film non è un capolavoro ma è coinvolgente, ben realizzato, i costumi sono eccellenti, le scene sfarzose, la colonna sonora superba, Di Caprio può tranquillamente rivaleggiare con Redford per il migliore Gatsby.

Il lato nascosto della luna vede però una dimensione decadente poco approfondita o forse solo poco evidente ed evidenziata perché messa all’angolo dalla ridondanza di lustrini. I temi che rendono il romanzo di Fitzgerald un caposaldo della letteratura americana del ‘900 molto probabilmente non verranno colti dalla gran parte degli spettatori che, forse usciranno dal cinema abbagliati dalle immagini ma con in mano una immagine retinica persistente: Daisy è una troia nel senso pieno del termine e Gatsby un povero coglione romantico. C’è di più nel romanzo e poteva venire espresso con maggiore spessore.

Non ho apprezzato la riproposizione della scelta di Fitzgerald di utilizzare l’io narratore che trovo banale al cinema, con i 5 minuti finali del film che potevano venire resi in un modo meno semplicistico.

Non parlo neppure di Tobey Maguire, il prototipo dello sfigato, superiore solo a Matthew Broderick. Le sue espressioni vacue ed ebeti, la sua mediocrità che già mi fece detestare 2 Spiderman su 3, non sono tollerabili. Tra l’altro è l’unico personaggio del film che con abiti sontuosi sembra un cretino. Se poi mi si vuol dire che è stata una scelta registica dettata dalla necessità di trovare un contraltare allo charme di Gatsby vorrei solo dire che per me la normalità, la medietà può trovare interpreti migliori. Sopravvalutato.

Per concludere direi che non ho amato particolarmente il romanzo letto oramai una ventina d’anni fa e del quale fortunatamente non ricordavo neppure bene il finale, non ricordavo benissimo neppure il film del ’74 con Redford, attore amatissimo dalla mia cara mamma che domani mi darà il suo responso. Ricordo però le atmosfere decadenti della precedente trasposizione del romanzo di Fitzgerald e questo film in paragone è qualcosa d’altro che può convivere con l’altra versione. Cosa più unica che rara. Per chiudere come già espresso a Cannes da chi ne sa di più, Di Caprio bene, qualche fischio che secondo me era e va diretto al coglioncello Maguire, Daisy giustamente sciocchina, ma si poteva spingere di più sul punto, e sicuramente non così splendida da fare perdere la testa a me. Teniamo conto che ne “le regole della casa del sidro” il coglioncello Maguire si portava a letto una per lui e per tutti noi irrangiungibile madonna Charlize Theron…in un film tanto opulento manca proprio un gran figone!

GIUDIZIO: SI LASCIA GUARDARE BENE , NON SO SE SI LASCI ANCHE DIMENTICARE.