SPOILER 5 – CLOUD ATLAS – 3,5/5

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Forse non il film che avrei voluto dirigere ma quasi certamente il romanzo che avrei voluto scrivere (insieme a Alta Fedeltà di Nick Hornby). Romanzo premiato ed onorato ma da me misconosciuto di un altrettanto ignoto ma idoloatrato autore, David Mitchell. Opera che non ho ancora letto ma immediatamente acquistato su Amazon ieri notte.

Storia complessa, circolare, visionaria, in cui ciò che conta è il viaggio, il percorso dei personaggi più dei singoli eventi narrati. Un percorso per alcuni di redenzione, per alcuni di dannazione, un viaggio nella storia, nella vita, nell’amore e nella morte alla ricerca della libertà.

La libertà di potere essere se stessi in un mondo che limita ed impone.

Una storia di ribellione agli schemi che ci imprigionano attraverso i secoli.

Un percorso ad incastro tra flashback e flash forward, come in Magnolia di  Paul Thomas Anderson, difficile a tratti da seguire che probabilmente necessitava di uno sviluppo più lineare su capitoli diversi, piuttosto che in un unico mastodontico film. Realizzazione dei “sorelli” Wachowsky che richiama tremendamente Matrix e tutta l’iconografia da animazione giapponese che tanto li aveva già influenzati nella loro famosa trilogia. Anche qui il tema della salvezza ed il tema della speranza come unico motore propulsivo dell’uomo attraverso gli eventi caotici della vita. Film ricco, anzi opulento e strabordante di citazioni, visivamente straordinario e di grande impatto, purtroppo non credo un film riuscito. E’ troppo per il pubblico “normale”, pur essendo troppo poco d’azione e accessibile, e troppo poco coinvolgente (almeno per me) per un pubblico educato a sci-fi. Come Matrix (e come gli Oasis rispetto ai Blur) temo non supererà la prova del tempo pur non riuscendo per mancanza di mezzi ad ergersi ad icona di un epoca come la saga di Neo.

Mi ha fatto tornare in mente il romanzo Underword di DeLillo per l’utilizzo del trait-d’union tra le varie storie, nell’uno una vecchia palla da baseball da collezione e qui una voglia a forma di cometa che caratterizza i personaggi, ma anche in alcuni tratti le atmosfere del distopico Codice 46, film del 2003 diretto da Michael Winterbottom, con Tim Robbins. Ma è un film che prende a piene mani da tutta la cinematografia e letteratura occidentale degli ultimi 40 anni, ognuno troverà richiami e citazioni più consone alle sue inclinazioni.

Onestamente tanta era la curiosità che mi attendevo, a torto, il capolavoro di fantascienza definitivo, a differenza del recentissimo e infantile, già recensito e gettato alle ortiche Oblivion con Tom Cruise, ma la sensibilità altrui magari ne trarrà motivi di goia superiori ai  miei.

Già mia madre mi ha fatto notare che il Grande Gatsby di Luhrman è un capolavoro e come tale meritava il mio 5/5. Il mio professore di filosofia non dava mai più di 9, perché tutto è perfettibile e dare il voto pieno cristallizza un’asticella che si deve sempre spostare più in alto. Stupitemi di più, ancora di più!

GIUDIZIO: IN LINEA…

 

 

 

 

 

 

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SPOILER 4 – THE GREAT GATSBY –VOTO 4/5

Se una cosa è fatta bene, è fatta bene e va riconosciuto, tanto più se si parte prevenuti come nel caso in oggetto. Il barocco Baz Luhrman è probabilmente il regista che più sta agli antipodi del mio modo di intendere il cinema. Il cicciobello Di Caprio non è da me neanche classificato tra gli attori, un gradino sotto Tom Cruise.

Ebbene, il film non è un capolavoro ma è coinvolgente, ben realizzato, i costumi sono eccellenti, le scene sfarzose, la colonna sonora superba, Di Caprio può tranquillamente rivaleggiare con Redford per il migliore Gatsby.

Il lato nascosto della luna vede però una dimensione decadente poco approfondita o forse solo poco evidente ed evidenziata perché messa all’angolo dalla ridondanza di lustrini. I temi che rendono il romanzo di Fitzgerald un caposaldo della letteratura americana del ‘900 molto probabilmente non verranno colti dalla gran parte degli spettatori che, forse usciranno dal cinema abbagliati dalle immagini ma con in mano una immagine retinica persistente: Daisy è una troia nel senso pieno del termine e Gatsby un povero coglione romantico. C’è di più nel romanzo e poteva venire espresso con maggiore spessore.

Non ho apprezzato la riproposizione della scelta di Fitzgerald di utilizzare l’io narratore che trovo banale al cinema, con i 5 minuti finali del film che potevano venire resi in un modo meno semplicistico.

Non parlo neppure di Tobey Maguire, il prototipo dello sfigato, superiore solo a Matthew Broderick. Le sue espressioni vacue ed ebeti, la sua mediocrità che già mi fece detestare 2 Spiderman su 3, non sono tollerabili. Tra l’altro è l’unico personaggio del film che con abiti sontuosi sembra un cretino. Se poi mi si vuol dire che è stata una scelta registica dettata dalla necessità di trovare un contraltare allo charme di Gatsby vorrei solo dire che per me la normalità, la medietà può trovare interpreti migliori. Sopravvalutato.

Per concludere direi che non ho amato particolarmente il romanzo letto oramai una ventina d’anni fa e del quale fortunatamente non ricordavo neppure bene il finale, non ricordavo benissimo neppure il film del ’74 con Redford, attore amatissimo dalla mia cara mamma che domani mi darà il suo responso. Ricordo però le atmosfere decadenti della precedente trasposizione del romanzo di Fitzgerald e questo film in paragone è qualcosa d’altro che può convivere con l’altra versione. Cosa più unica che rara. Per chiudere come già espresso a Cannes da chi ne sa di più, Di Caprio bene, qualche fischio che secondo me era e va diretto al coglioncello Maguire, Daisy giustamente sciocchina, ma si poteva spingere di più sul punto, e sicuramente non così splendida da fare perdere la testa a me. Teniamo conto che ne “le regole della casa del sidro” il coglioncello Maguire si portava a letto una per lui e per tutti noi irrangiungibile madonna Charlize Theron…in un film tanto opulento manca proprio un gran figone!

GIUDIZIO: SI LASCIA GUARDARE BENE , NON SO SE SI LASCI ANCHE DIMENTICARE.

P.S. 01 – THE LOST ART OF KEEPING A SECRET* – issue 1

TAKE A LOOK @ https://detoxbycanxlaia.wordpress.com/p-s-romanzo-dappendice/

incunabolo

Il mio piano è molto semplice.

Giocare in borsa e guadagnare un sacco col minimo sforzo e con la giusta pazienza. Mettersi davanti allo schermo del PC e come un cecchino immobile ed impassibile, attendere il momento giusto e premere il grilletto. Come il glacialeVasilij Grigor’evič Zajcev[i], solo che invece di diventare l’eroe della Russia comunista io voglio diventare l’eroe del mio portafoglio.
Mi accontento di poco, qualche centinaio di migliaia di euro all’anno. Una piattaforma svizzera mi dà leva 40. Investo 1000 euro ed è come se ne avessi giocati in borsa 40000. Ovviamente anche le potenzialità di perdere sono moltiplicate per 40. Ma è una pacchia. Spese zero. Tassazione al 20%. Niente più ordini o albi cui rendere conto. Niente più burocrazia, scadenze da rispettare, commercialisti, IVA e cazzi vari. Una meraviglia.

Questo è il piano ed io amo i piani ben riusciti, come Hannibal dell’A-Team.
Purtroppo c’è il dettaglio non trascurabile che in borsa mi riesce di realizzare gran pochi progetti e  quindi devo continuare la mia professione, anche perché la banca mi sta addosso ed ho il mutuo del nuovo ufficio da pagare.

            La meravigliosa nuova targa in plexiglass vede serigrafata in ottimi e scintillanti caratteri blu la mia missione. Risolvere i problemi altrui giacchè i miei sono pare siano irrisolvibili.
Non mente il detto …chi non sa insegna.
Siccome tutti hanno dei problemi e siccome la maggior parte della gente ha un’idea approssimativa di come risolverli, io mi metto al centro di una rete di conoscenze che possiedono le competenze per appianare qualunque evenienza. I clienti si fanno rappresentare da me ed io, badando bene a non travalicare troppo nettamente la sfumata linea della legalità, raggiungo il risultato richiesto, presto, bene ed in via extralegale.
            Alcuni pagano, altri no e questo è a mia discrezione, perché talvolta i crediti si rivelano più utili, altri pagano di più, perché mi va così.
Tutto finchè il trend borsistico negativo non terminerà e riuscirò a fare dell’ozio latino la mia professione.

Intanto ho urgente bisogno di un cliente che si possa permettere di pagare molto, il dollaro ha avuto uno storno imprevisto. Magari bussasse alla mia porta un politico con uno scandalo sessuale, il nuovo ufficio mi costa un occhio.
Malgrado ciò sono orgoglioso del mio rifugio. Sta assumendo finalmente una fisionomia che mi appartiene e mi rispecchia. Il palazzo in stile razionalista-fascista in cui alloggio mi affascinava già da piccolo quando, a passeggio con la mamma, mi fermavo ad ammirare le teste di pietra dalla mascella volitiva incassate come chiavi di volta negli archi dei maestosi portoni e delle ampie vetrate. Quando, qualche mese fa, ho deciso di avviare una mia attività volevo che la sede fosse qui. Volevo sporgere la testa dalla luminosa finestra e guardare negli occhi quel testone arcigno. Mi sembrava che fosse un angolo di Gotham City[ii] in centro a Padova.

            Il pc lancia tintinnii e allarmi. Segno che gli ordini di vendita ed acquisto sono passati o che è scattato il limite, mi sono mangiato l’intero margine ed il mio debito con la banca è aumentato.
Non guardo neppure, perché so resistere a tutto ma soprattutto alle brutte notizie ed inoltre perché malgrado l’ora tarda ho deciso che la mia libreria va finalmente ordinata. I libri vanno allineati con  logica. I traslocatori hanno riposto tutto a caso. Magari mi servirebbe una segretaria per queste cose, ma mettiamola così, sono geloso delle mie proprietà e dell’ordine in cui le dispongo, oltre ovviamente a non potermela permettere.
            Dopo una riflessione accurata ho deciso di disporre innanzitutto i fumetti, dagli americani ai manga e poi, sulla destra, in prossimità dell’ingresso, così che i clienti vedano solo alta letteratura, i romanzi, i saggi e le riviste, ordinati per casa editrice, collana e colore della brossura. L’accostamento dei colori in una libreria è fondamentale. Più di quello dei miei calzini qualcuno potrebbe a ragione sostenere.
Sono fermo a mani conserte di fronte a questo muro di libri e rifletto. Rifletto sulla casualità del destino umano, sul fato, sulle sottili linee rosse che legano le nostre vite, sull’incompetenza dei traslocatori e sulla mia dabbenaggine nel non avere imballato tutto da me. Manca infatti il numero 68 de “Gli incredibili X-MEN”[iii], disegnato tra gli altri, da un molto sopravvalutato John Romita Jr. che già mi fece abbandonare la lettura de “L’uomo ragno” per la repulsione verso le sue matite seconda solo a quella per il pessimo Sal Buscema. Che poi entrambi siano di discendenze italiane mi sembra una coincidenza da annotare.

In quel numero ricompare o per meglio dire resuscita Doug Ramsey dei Nuovi mutanti, il mago del computer, unico in grado di dialogare con l’alieno tecnorganico Warlock. Questi personaggi non mi sono mai piaciuti e di per sé la perdita non sarebbe grave se non creasse una soluzione di continuità nella mia raccolta. Il percorso logico subisce un’interruzione imprevista ed intollerabile. Una volta ancora le cose non vanno come programmato.
Accidenti, porco diavolo. Inaccettabile. Mi dirigo verso il mio frigo fighetto SMEG per una birra.

E’ in quel momento che mi arriva la mail di tale Professor Ampelio Maria Legnaro.

            Premessa logica e metodologica: Per contattarmi bisogna avere la mia mail. Quindi o si ha il mio biglietto da visita o la mail l’ha girata qualcuno che è già stato mio cliente. Nella mail va indicato il problema in una riga e non di più (per far credere che si debba stuzzicare il mio interesse) e l’indirizzo a cui si vuole essere contattati, in modo da potere rintracciare un numero di rete fissa e controllare di non avere a che fare con dei pazzi sadici che vogliono incontrarmi per provare sul mio delicato corpo, pratiche quali quelle subite da Marcellus Wallace[iv]. Rimane chiaro che io comunque non massaggio piedi, se il problema è questo allora indirizzerò il podofilo nella via qui dietro, la Chinatown patavina, in cui delle professioniste sapranno soddisfarlo appieno.

            L’emerito professore, scopro smanettando su Google, è docente di storia nell’illustre ateneo cittadino e pare si occupi prevalentemente della storia della Repubblica Serenissima. Scopro che non è florido ma certamente benestante e il domicilio in un quartiere residenziale conferma il mio pieno interesse nell’aiutarlo. Sono di buon cuore.
Manifesta una certa ansia nelle poche righe della mail e l’esigenza che io mi rechi da lui per  spiegarmi meglio la delicata situazione.
Molto spesso i clienti sono riservati ed alteri nell’approccio ma in breve diventano fiumi in piena e riversano particolari minuziosi sulla loro vita. Io mi accollo una parte dei loro pesi. In effetti potrei farmi pagare a peso. Ci guadagnerei. Tot peso ti tolgo dalle spalle tanto oro zecchino.
            Chiamo il Professor Legnaro al numero indicato dalla guida telefonica e mi risponde un uomo ansioso ed agitato che parlando a scatti mi supplica di recarmi da lui. Lo rassicuro spiegandogli che da professionista preferisco non esercitare al di fuori dello studio e che solo perché mi sembra che il suo sia un caso eccezionale mi recherò quanto prima da lui. (Scatto tariffario). Chiarisco anche che le mie prestazioni hanno un costo rilevante e lui mi accenna al fatto di esserne al corrente ma di avere sufficienti disponibilità e comunque di non sapere a chi altri rivolgersi. Mi faccio indicare chi gli ha consigliato di rivolgersi a me. Il referente che mi menziona mi rassicura. Si tratta di un cliente precedente, un caso di mesi prima, banale nella soluzione ma delicato perché coinvolgeva persone della cosiddetta creme cittadina.
Confermo al professor Ampelio che a breve sarò da lui e lo invito a stare tranquillo.

            E’ piuttosto seccante dovere andare da un cliente, la formazione giuridica mi ha inculcato una certa alterigia e superbia nei rapporti. Si crede che debba essere lo stesso cliente a doversi recare dal professionista, a mettersi nelle sue mani, a porsi in una posizione subalterna. Un collega un tempo mi fece capire invece come in un mondo che cambia, con la concorrenza serrata di centinaia di colleghi che offrivano un servizio ormai standardizzato, i rapporti umani dovessero assumere un ruolo centrale. Il cliente desidera attenzione ed è disposto a pagare per questo. Io fornisco attenzione, dedizione ed un servizio unico su piazza. Tuttavia vista la tarda ora confesso che preferirei starmene davanti alla tv invece di prendere il vespino e andare all’estremo opposto della città.

La mia Vespa 50n del 1967, regalo per il mio trentesimo compleanno e cura palliativa per la ferita procuratami dal non avere avuto il motorino durante il liceo, è sicuramente il mezzo meno indicato per impressionare la clientela bene. Ciò che però alla fine li impressiona è il mio atteggiamento sicuro. E’ ovviamente tutto studiato. Ho avuto un modello cui ispirarmi.
            Sferraglio a 45 km/h per l’acciottolato viscido, il faretto non copre che pochi metri davanti a me. L’aria fresca della notte mi colpisce il viso e riordina le idee. Sono concentrato. Un professore della Facoltà di lettere ha un problema, scaccio dalla mente ipotesi che potrebbero cristallizzarsi e fuorviare la mia analisi. I preconcetti non servono. La mia mente sarà un foglio bianco su cui scriverò il problema del Professor Ampelio e con un paio di equazioni gli fornirò la soluzione.
Firma in calce all’assegno e buonanotte ai suonatori.

            Arrivo alla villetta del professore. Due piani, architettura anni sessanta di pregio, ampie vetrate, giardino curato, una moto parcheggiata sul vialetto, un garage separato dal corpo principale da cui proviene un flebile rumore come di musica. Una luce accesa al piano superiore.
Suono il campanello e subito si apre il cancelletto. Pochi passi sul vialetto ed ecco che un cono di luce si allarga dalla porta di casa e vengo invitato ad entrare dalla governante filippina. Mi indica la scala ma non fa cenno di volermi accompagnare. Il professore le avrà dato ordine di ritirarsi. Evidentemente il problema ha natura privata.
In cima alle scale mi attende un uomo alto e robusto, pochi capelli, montatura degli occhiali un po’ retrò su un naso importante. Pantaloni di velluto e camicia a scacchi su cardigan di un verde marcio che pure io che non bado molto al look trovo orripilante. Scarpe inglesi di buona fattura, orologio d’oro. Un uomo che dimostra più della sua età. Un uomo che vuole sembrare oltremodo rispettabile e rispettoso.
Allunga la mano ed io gliela stringo con un sorriso presentandomi e dandogli la buonasera. Mi invita a sedermi e noto che mi osserva. So di non fare una grande impressione e d’altra parte probabilmente il carico di aspettative è talmente alto che neppure Superman riuscirebbe a collimare con la figura ideale che i clienti si fanno di me e del mio ruolo.

“Professore”, gli dico con voce calma, “nella mia professione, come nella sua, ciò che conta è la lucidità di pensiero più che l’impressione che riusciamo a suscitare negli altri. Appurato che a quanto pare entrambi riusciamo a portare a termine i nostri compiti con un certo successo, direi che possiamo soprassedere sul colore del suo cardigan e sul mio aspetto che, le può sembrare trasandato, ma le assicuro essere frutto di una profonda riflessione”. Ovviamente non è così. O meglio, è frutto di una decisione consapevole l’avere abbandonato l’abbigliamento da avvocaticchio di studio, con abiti da grande magazzino e cravatte in tessuto sintetico; è frutto del caso l’abbigliamento che mi accompagna in questo momento perché dettato dalle operazioni di riordino dello studio. E quindi indosso un paio di jeans comodi che hanno almeno un decennio, un paio di all-star rosso fuoco, una felpa con cappuccio della Prince con evidenti segni di terra rossa lasciati da una recentissima partita ed uno smanicato imbottito. Credo di sembrargli una sorta di Marty McFly[v] e di non suscitargli una grande fiducia. Ovviamente la mia più o meno giovane età non aiuta.

“Professore”, continuo “come le avrà spiegato il nostro comune conoscente, sono molto efficiente nella mia attività. Mi racconti qual è il suo problema e se non riuscirò a convincerla di poterlo risolvere, amici come prima ed io me ne andrò a dormire”.
Detto questo mi appoggio allo schienale della poltrona e unendo le mani davanti alla bocca, tamburellando i polpastrelli tra loro,  inizio a fissarlo in posizione di attesa.
“Dottor Mason”, inizia ma io lo interrompo subito, giusto per consolidare subito la posizione di preminenza, “ Sono avvocato. Avvocato una volta avvocato per sempre”.
“Bene”, riprende un po’ agitato, “Avvocato, io ho un problema piuttosto serio”.
Annuisco costantemente per invogliarlo ad aprirsi ma il Professore parla veramente con lentezza esasperante. Decido di non interromperlo più e di raccogliere quello che spero diventi almeno un torrentello di informazioni.

“Intraprendo da anni una ricerca, direi lo scopo dell’intera mia esistenza, che mi ha permesso alla fine di rintracciare un documento che può fare luce su una trama di relazioni che a partire dal 14° secolo ha attraversato la storia patria. Orbene, questo documento era contenuto in un incunabolo della metà del ‘500. Avevo motivo di credere che in una tasca ricavata nella copertina potesse essere conservato questo scritto, di gran lunga più importante del volume che lo poteva contenere. Mi procurai quindi il volume, non senza fatica, e riuscii giusto qualche giorno fa a provare che il mio ragionamento era corretto”.
Lo sguardo del professore si illuminò e con un movimento impercettibile degli occhi mi indicò che tale documento doveva essere custodito in una cassetta di sicurezza celata nella libreria. Il Professore non era evidentemente padrone dei codici che permettono di decifrare il comportamento umano, né quindi di utilizzarli per fuorviare le percezioni altrui. In definitiva un brav’uomo, un uomo ordinario. Il racconto però iniziava ad intrigarmi, lasciava aperte ramificazioni inaspettate.
“Ecco”, con voce di nuovo flebile ed abbassando lo sguardo, “è avvenuto un fatto increscioso. Stasera ho constatato di avere smarrito il volume”.

            Sorrido tra me. “Ricapitoliamo se permette. Lei nel corso dei suoi studi ricercava un documento. In base alle sue conoscenze lo rinveniva contenuto nella copertina di un volume antico. Questo volume di cui aveva disponibilità ora è sparito”.
Riprendo dopo un attimo studiato di pausa “Mi permetta di dirle che è un problema un po’ banale che non sembra richiedere il mio intervento”.
Sporgendomi in avanti ed abbassando il tono di voce con fare confidenziale “Forse, Professore, lei è preoccupato perché il volume da cui ha tratto la pergamena non era di sua proprietà?”.

Il professore, prendendosi la testa tra le mani annuisce e poi mi spiega che ha preso, per così dire, in prestito il volume dalla Biblioteca Marciana[vi] e contava di restituirlo senza che vi fossero problemi di sorta. D’altra parte non poteva certo operare sull’incunabolo davanti a tutti nella sala di lettura. Concordo con lui. Nuovamente lo rassicuro. Mi indica quindi che il volume in questione è il resoconto dei Viaggi dei fratelli Zeno[vii], pubblicato nel 1558 dallo storico Niccolò Zeno[viii], nella copia appartenuta addirittura al nobile Andrea Memmo[ix].

Trovo avvincente il racconto ma devo riportare sul pezzo il Professore e così gli chiedo di cosa parlasse il documento rinvenuto e se valesse la pena che un integerrimo studioso  trafugasse un manoscritto da una biblioteca.

“Si tratta del testamento di Marco Polo”.

“Ma il testamento è esposto proprio alla Biblioteca Marciana a Venezia. L’ho visto pure io”.

“Quello è un falso”, latra il Professore con un impeto di orgoglio.

Io capisco che questa notte sarà lunga.

 

CONTINUA…

 

*a song by the Queens of the Stone Age, from Rated R, 2000.


[i] Protagonista de Il nemico alle porte, film del 2001 diretto da Jean-Jacques Annaud, interpretato da Jude Law, con Joseph Fiennes e Ed Harris.

[ii] Città immaginaria in cui si svolgono le avveture di Bat Man, personaggio a fumetti della DC Comics.

[iii] Serie a fumetti della Marvel Comics.

[iv] Personaggio del film Pulp Fiction (1994), diretto da Quentin Tarantino.

[v] Protagonista della trilogia di Ritorno al futuro ed interpretato da Michael J. Fox.

[vi] La Biblioteca Nazionale Marciana è nota anche come Biblioteca Marciana, Biblioteca di San Marco, Libreria Marciana, Libreria Sansoviniana, Libreria Vecchia o Libreria di San Marco, si trova sulla parte inferiore di Piazza San Marco, tra il Campanile di San Marco e la Zecca.

[vii] Nicolò Zeno (Venezia, 1340 circa – presumibilmente Venezia, tra il 1400 e il 1403) ed Antonio Zeno (Venezia, … – 1405) (italianizzazione del cognome veneziano Zen) furono due navigatori veneziani del XIV secolo, impegnati nell’esplorazione dell’Atlantico del nord e dei mari artici attorno al 1390.

[viii] Nicolò Zeno (Venezia, 1515 – 1565) è stato uno storico italiano. Consigliere dei X della Serenissima Repubblica di Venezia ed anche autore di quattro opere storiche veneziane.

[ix] Andrea Memmo (Venezia, 29 marzo 1729 – Venezia, 27 gennaio 1793) è stato un letterato, politico e diplomatico italiano, al servizio della Repubblica di Venezia. Apparteneva a una delle cosiddette famiglie apostoliche, cioè quelle di più antica nobiltà in Venezia.

SPOILER 3 – IRON MAN 3 – VOTO 1/5

 

 

Abbiamo atteso un paio di settimane ma ora è alfine giunto il momento di stroncare il terzo puerile, infantile, scontato, fracassone ed in definitiva malriuscito capitolo della serie.

Iron man (con il Dr. Doom) è il mio personaggio Marvel preferito e replica nel declino, il decorso della malattia che già portò all’altro mondo lo SPIDERMAN di Tobey Maguire. Primo film maestoso, secondo in una sufficienza calate e terzo ridicolo. Ve lo ricordate Tobey in preda al delirio di Venom che balla per strada a Manhattan? Con quella faccia da tacchino?

Bè il ridicolo al limite dell’insulto in IRON MAN 3 viene toccato con la figura del Mandarino, veramente irriguardosa di chi ha seguito i fumetti dell’eroe rosso e oro nelle ultime decadi. Film inutilmente rutilante, falsamente introspettivo, con una Gwyneth che si deve essere spaccata la schiena in palestra per mesi per ottenere tali addominali, con decine di armature mandate tristemente al massacro (se me ne davano una io volentieri ci giravo in centro!). Un film che si può consigliare ai minori di 18 anni.

Si spera nel reboot in stile SPIDERMAN e nel frattempo ci si chiede perchè l’industria permetta di portare al mercato opere dallo script così dozzinale…forse perchè la macchina pubblicitaria ci ha comunque fregati …i miei soldini infatti li hanno avuti sull’unghia. 3D penoso.

Si salvano gli Eiffel 65 (chi l’ha visto capirà)…ed in effetti anch’io all’uscita ero malinconico.

GIUDIZIO: tavanata galattica

SPOILER 2 – FRINGE SEASON 5 – VOTO 2/5

Se c’è una caratteristica che contraddistingue le serie di J. J. Abrams questa si può individuare nel parossistico crescendo degli eventi narrati …che si spiaggia esanime in un finale deludente. Come in LOST il finale ha lasciato perplessi gli amanti della fortunata serie, in Fringe non si capisce il senso dell’ultima stagione se non come veicolo per tirare le fila di sottotrame che, anche per la natura stessa dei temi inverosimili trattati, già sembravano parecchio stiracchiate.

Serie che di per sè o si ama o si detesta, ma costruita con perizia certosina, con richiami ad una certa fantascienza classica degli anni ’40 e ’50 arricchiti da incursioni nel cyberpunk, serie solida e godibilissima, mi ha perplesso nelle ultime uscite. L’ho seguita maniacalmente fino a metà della 4a stagione e solo recentemente mi sono accorto di avere tralasciato almeno 20 puntate. Ora non attendo neppure le ulrtime 3 che mi rimangono da vedere per esprimere il mio giudizio. Ringrazio per poterne vedere il finale (che coi tempi che corrono non è cosa scontata), ma se complessivamente è una serie cult, dell’ultima stagione diciamo: INUTILE

SPOILER 1 – DA VINCI’S DEMONS – VOTO 2/5

demons
Questa nuova serie mi aveva molto incuriosito, pubblicità costanti sui maggiori quotidiani e servizi addirittura in qualche tg. Ho visto le prime 5 puntate, ovviamente in lingua originale, e possiamo pure definirla godibile, si lascia guardare, i costumi sono ottimi, eccellente dal punto di vista visivo, gli attori si forzano pure di usare qualche termine italiano pur sbagliando spesso gli accenti, ma… complessivamente la sottotrama non mi prende ed i personaggi pur essendo benm caratterizzati non sono per nulla originali. Un mix tra le atmosfere di GAME OF THRONES (eccellente malgrado tutte le critiche …forza Lannister!) e SHERLOCK della BBC.
C’è un evidente richiamo anche a ALIAS di J.J. Abrams, ma purtroppo a torto l’avevo ritenuta una serie inutile e quindi non l’ho seguita a dovere, ma cito per completezza.
In tema davinciano richiamo il ridicolo film con Bruce Willis, HUDSON HAWK, non so per gli amanti di cosa, ma talmente sconclusionato che si deve vedere, magari un giorno che si è a letto con l’influenza.
Foto di copertina: Dalla mia collezione, BATMAN ELSEWORLD – Black Masterpiece, del 1994, disegnato dal maestro Mike Mignola famoso per Hellboy (i film tratti dal fumetto sono eccellenti). Qui Batman è l’apprendista di Da Vinci.
 
DA VINCI’S DEMONS – GIUDIZIO: irrilevante.