SPOILER 5 – CLOUD ATLAS – 3,5/5

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Forse non il film che avrei voluto dirigere ma quasi certamente il romanzo che avrei voluto scrivere (insieme a Alta Fedeltà di Nick Hornby). Romanzo premiato ed onorato ma da me misconosciuto di un altrettanto ignoto ma idoloatrato autore, David Mitchell. Opera che non ho ancora letto ma immediatamente acquistato su Amazon ieri notte.

Storia complessa, circolare, visionaria, in cui ciò che conta è il viaggio, il percorso dei personaggi più dei singoli eventi narrati. Un percorso per alcuni di redenzione, per alcuni di dannazione, un viaggio nella storia, nella vita, nell’amore e nella morte alla ricerca della libertà.

La libertà di potere essere se stessi in un mondo che limita ed impone.

Una storia di ribellione agli schemi che ci imprigionano attraverso i secoli.

Un percorso ad incastro tra flashback e flash forward, come in Magnolia di  Paul Thomas Anderson, difficile a tratti da seguire che probabilmente necessitava di uno sviluppo più lineare su capitoli diversi, piuttosto che in un unico mastodontico film. Realizzazione dei “sorelli” Wachowsky che richiama tremendamente Matrix e tutta l’iconografia da animazione giapponese che tanto li aveva già influenzati nella loro famosa trilogia. Anche qui il tema della salvezza ed il tema della speranza come unico motore propulsivo dell’uomo attraverso gli eventi caotici della vita. Film ricco, anzi opulento e strabordante di citazioni, visivamente straordinario e di grande impatto, purtroppo non credo un film riuscito. E’ troppo per il pubblico “normale”, pur essendo troppo poco d’azione e accessibile, e troppo poco coinvolgente (almeno per me) per un pubblico educato a sci-fi. Come Matrix (e come gli Oasis rispetto ai Blur) temo non supererà la prova del tempo pur non riuscendo per mancanza di mezzi ad ergersi ad icona di un epoca come la saga di Neo.

Mi ha fatto tornare in mente il romanzo Underword di DeLillo per l’utilizzo del trait-d’union tra le varie storie, nell’uno una vecchia palla da baseball da collezione e qui una voglia a forma di cometa che caratterizza i personaggi, ma anche in alcuni tratti le atmosfere del distopico Codice 46, film del 2003 diretto da Michael Winterbottom, con Tim Robbins. Ma è un film che prende a piene mani da tutta la cinematografia e letteratura occidentale degli ultimi 40 anni, ognuno troverà richiami e citazioni più consone alle sue inclinazioni.

Onestamente tanta era la curiosità che mi attendevo, a torto, il capolavoro di fantascienza definitivo, a differenza del recentissimo e infantile, già recensito e gettato alle ortiche Oblivion con Tom Cruise, ma la sensibilità altrui magari ne trarrà motivi di goia superiori ai  miei.

Già mia madre mi ha fatto notare che il Grande Gatsby di Luhrman è un capolavoro e come tale meritava il mio 5/5. Il mio professore di filosofia non dava mai più di 9, perché tutto è perfettibile e dare il voto pieno cristallizza un’asticella che si deve sempre spostare più in alto. Stupitemi di più, ancora di più!

GIUDIZIO: IN LINEA…

 

 

 

 

 

 

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