SERVIZIO DA TENERE SEGRETO

Francamente risulta difficile capire se oltre al lauto compenso ci siano altri validi motivi che hanno spinto i premi oscar Michael Caine e Colin Firth a partecipare a questa scemenza malmessa in scena. Vi sono battute di una volgarità assolutamente fuori luogo in un racconto che vuole rendere evidente lo stile britannico anche nelle situazioni più difficili, battute che strizzano l’occhio ad un pubblico nutrito a coca cola ed American Pie.

Come se non bastasse viene vilipesa pure la figura iconica di Samuel L. Jackson che dopo Pulp Fiction ha inanellato una serie di villains talmente ridicoli da lasciare inebetito il pubblico pagante. Qui raggiunge il vertice di una piramide di infamia, cui seguono l’interpretazione scandalosa in The Spirit e l’uomo di vetro in Unbreakable di Shyamalan, oltre ad altre comparsate da bulimico della marchetta da grande schermo. Delusione. Un attore sulla stessa strada di De Niro. Stradina di campagna, sassi e fango. Ma più fango.

Cosa si salva di quest’opera a parte la collaborazione dell’eccelso disegnatore Dave Gibbons? Gli abiti assolutamente AWESOME!

Un po’ troppo poco. Scontato, puerile …stupido. Fa incazzare da quanto stupido.

DIREI STUPIDO COL FIOCCO.

WIKI:

Kingsman – Secret Service (Kingsman: The Secret Service) è un film del 2014 scritto, diretto e prodotto da Matthew Vaughn.

La pellicola è l’adattamento cinematografico della miniserie a fumetti The Secret Service, realizzata per l’etichetta Millarworld tra il 2012 e il 2013 da Mark Millar insieme al regista Matthew Vaughn, disegnata da Dave Gibbons e distribuita in Italia dalla Panini Comics in concomitanza dell’uscita del film nelle sale italiane il 25 febbraio 2015. Si tratta del quarto lungometraggio tratto dai fumetti Millarworld, dopo Wanted, Kick-Ass e Kick-Ass 2.

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L’ULTIMO UOMO! …E LE ULTIME DONNE!

VI INVITO A LEGGERE L’ARTICOLO DE LA STAMPA CHE MI HA INCURIOSITO E SPINTO A CERCARE QUESTA DIVERTENTE SERIE TV (se poi la narrazione continuerà ad essere di quasto livello allora avremo una serie umoristica di altissimo livello!):

L’ultimo uomo sulla Terra: anche tu saresti come lui?

L’apocalisse come l’abbiamo vista nelle serie tv o al cinema è sempre collegata a un evento catastrofico, guerra nucleare, disastro naturale o a un Armageddon. Ed è sempre una storia naturalmente angosciante e drammatica. I superstiti avevano quasi sempre a che fare con pericoli d’ogni genere se non zombie o radiazioni pericolose.

Last man on earth in onda su FoxComedy (canale 128 di Sky) alle 23:15 dal 28 aprile mostra subito la sua diversità perché non ha l’obiettivo di terrorizzare, né tantomeno promuovere dibattiti filosofici. E’ una commedia.

Una pandemia ha colpito l’intero globo (siamo nel 2020) e Phil (Will Forte, Nebraska, Saturday Night Live) si scopre l’unico sopravvissuto, dunque l’ultimo uomo rimasto sulla terra. Dopo aver girato gli USA in lungo e in largo col suo camion alla ricerca di simili, si rassegna e torna a casa a Tucson, in Arizona. Ma invece di soccombere alla sua solitudine disperata Phil se le gode tirando a campare e sfoga tutti quei comportamenti poco lusinghieri che generalmente si adottano quando nessuno ci può vedere.

Trascorre le giornate in accappatoio fra bottiglie di vino da diecimila dollari e riviste pornografiche e trasforma la città in un parco giochi dove inventa ogni giorno modi nuovi per divertirsi e passare il tempo. Se pensi di essere l’ultimo uomo sulla Terra, d’altronde, cosa ti impedisce di fare il bagno in un canotto riempito di margarita o di arredare la tua casa con i capolavori della pittura mondiale rubati al museo? Lo vediamo anche guardare il dvd di Cast Away criticando le strategie di sopravvivenza di Tom Hanks e commentando che lui no, non si metterà mai a parlare con un pallone.

Ma presto Phil scoprirà di non essere l’unico essere vivente sul pianeta. Dunque c’è speranza, ed è una speranza tutta al femminile che si chiama Carol, interpretata da Kristen Schaal (30 Rock) bruttina, occhi spiritati e voce da cartone animato. Sebbene Phil abbia desiderato una compagna nei suoi lunghissimi giorni di solitudine, si ritroverà a maledire l’incontro con Carol, dal quale nasceranno risvolti esilaranti (“in passato avrei detto che non sarei mai uscito con una come te, neanche se fossi l’ultima donna sulla faccia della terra!”)

Pian piano, in Last man on earth la fantascienza diventa un’allegoria delle relazioni di coppia e del matrimonio moderno, con Carol che rappresenta la parte –apparentemente- sana di civiltà (a cominciare dal fermarsi allo stop e non parcheggiare dove è riservato per disabili) e Phil che invece continua a far pipì nella sua piscina. Insomma, i due diventano i classici nevrotici metropolitani, anche in un contesto tanto particolare quanto un mondo deserto, senza più regole.

Will Forte ha ideato Last man on earth, la regia è di Phil Lord e Chris Miller (Piovono polpette, The LEGO Movie). Nel cast vedremo anche January Jones (Mad Men).

LA SEDIA DELLA FELICITA’ …traballa un pò.

Sono riuscito finalmente a vedere l’ultima opera di Mazzacurati, uno dei miei registi preferiti, un autore che tocca corde che mi sono care e che guarda alla sua terra, la mia terra, sempre con un occhio critico ma gentile ed affettuoso, che mette in luce le piccolezze della campagna veneta, che nascondono però valori e messaggi assoluti.

Purtroppo l’opera si trascina in modo un po’ lento, alternando a numerosi momenti che strappano sorrisi e financo risate, situazioni un po’ stiracchiate e l’impressione che più che un affresco ci si trovi di fronte ad una raccolta di immagini, di macchiette, anche ben tratteggiate (Battiston qui raggiunge istanti di istrionismo puro) ma prive della profondità che si ritrova nei personaggi di altre opere dell’autore.

E’ evidente il tratto favolistico, leggero, ovattato, sospeso della narrazione nel solco della ricerca artistica di Mazzacurati, una storia che ondeggia tra le nebbie della laguna, densa come una leggera foschia ed altrettanto malinconica.

Sono presenti tutti gli amici attori del regista, che lo omaggiano tutti insieme nella sua ultima opera; brava la Ragonese che ritrova il solitamente mesto Mastandrea, volutamente sopra le righe Battiston (si può dire che è uno dei migliori attori italiani o si rischia di passare per provinciali?), notevoli camei di Citran pescivendolo incomprensibile, Albanese, Bentivoglio banditore di aste tv e tanti tanti altri.

Leggero, divertente sognante, forse non del tutto riuscito.

Il Veneto perde uno dei pochi autori che ci faceva approdare al cinema. Ma il suo cinema rimarrà. Ciao Carlo.

HUMANDROID… mah …uffa

Ennesima delusione prodotta da Neil Blomkamp, che aveva illuso tutti con l’acclamato e sopra le righe DISTICT 9, per poi coprirsi di ridicolo con ELYSIUM e replicare l’inutilità della produzione con il recente HUMANDROID.

Non mancano momenti buoni nelle sue ultime produzioni e si capisce che si è nutrito avidamente da tutta l’iconografia fantascientifica classica e recente, dal cyberpunk letterario americano e visionario giapponese, ma non solo il troppo stroppia e la macedonia risulta indigesta, la narrazione spesso rasenta il ridicolo, i personaggi sono sempre monodimensionali e abbozzati a linee grosse.

Grossi, grossi, grossi limiti narrativi. Avere qualcosa da dire e raccontarlo male indica che l’autore magari dovrebbe concentrarsi sulla direzione e lasciare lo sviluppo narrativo a sceneggiatori più strutturati.

Più denaro gli danno per realizzare i suoi sogni, più attori di nome gli mettono a disposizione e più Blomkamp sforna incubi per gli spettatori.

Molto, molto, molto modesto.

CHI TROPPO VOLLE #2 – THE GRAND FINALE

Passavano i mesi e si rincorrevano le stagioni e nelle contrade il popolo si chiedeva che fine avesse fatto l’uomo molto grosso. Chi diceva si fosse strozzato con un osso di pollo, chi avesse bevuto un’intera botte di vino e si fosse addormentato eternamente, alcune tra le giovinette amavano pensare che si fosse innamorato di una leggiadra fanciulla e l’avesse seguita in capo al mondo.

L’uomo molto grosso invece se ne stava rinchiuso nella sua sala da pranzo, seduto sulla sua sediona borchiata ad un capo del suo immenso  tavolo che poteva ospitare più di cinquanta commensali, ad abboffarsi di ogni bendiddio, di ogni leccornia, di ogni prelibatezza, ma anche di ogni cosa possibilmente commestibile che compariva come per miracolo sugli immensi piatti di portata d’argento.

Ed assaggiò le oche ripiene di castagne e il luccio con le patate, gli asparagi degli antipodi e lo scoiattolo nordamericano, l’acido latte d’asina mongolo ed il dolce al miele delle pianure turche, l’uovo centenario del sol levante e lo stufato di opossum delle paludi del nuovo mondo.

Nuovi sapori seguivano a nuovi profumi e nuove pietanze sollazzavano il suo palato e stuzzicavano i suoi sensi una appresso all’altra senza dargli tregua e senza che lui la chiedesse. Dalla caraffa sgorgavano copiosamente vini delle qualità più alte, ora bianchi ora rossi, e bibite succose e zuccherine, frizzanti e tonificanti.

I formaggi più diversi spandevano il loro profumo dai taglieri, ora stagionati, ora molli, ora spalmabili ora ammuffiti, alcuni pastosi altri addirittura sublimamente verminosi e ammuffiti.

E la frutta! O quale magnificenza e trionfo di frutta colorata e profumata sgorgava dalle pesanti fruttiere d’argento intagliato. Frutta dalle alte montagne nevose e dalle foreste ventose, dai caldi paesi del sud e dalle rigogliose pianure del nord.

 

            L’uomo molto grosso non uscì dalla sua stanza per molto molto molto tempo, perfettamente felice, totalmente soddisfatto del suo mondo. Di rado si affacciava alla finestra della grande sala e scostando le pesanti tende di broccato gettava uno sguardo alla sua rigogliosa campagna e si compiaceva per un piccolo istante che tutto fosse ancora condotto con la giusta diligenza.

Il suo panciotto intanto si gonfiava e si gonfiava e l’uomo molto grosso diventava sempre più grosso. Di tanto in tanto uno dei bottoni d’oro esplodeva con un suono sordo ed attraversava il cielo sopra la tavola da parte a parte come una stella cometa, andando a morire una volta in un budino alla cannella, un’altra in un tinozza di brodo di polletto ruspante.

 

            Venne però il giorno in cui l’alta pianta di fico si caricò di frutti profumati e l’uomo sempre più grosso la vide di lontano alla finestra, termine ultimo dei suoi possedimenti.

E vide che i contadini portavano le alte scale e salivano l’albero riempiendo intere ceste di frutta matura.

E la volle.

La volle con quanta violenza avesse mai voluto qualcosa, giacchè ciò che ora aveva non gli bastava più e ricordava ciò che aveva già suo e che ora gli era negato.

Ed aprì la finestra e gridò ai lavoranti di portargli una cesta di fichi. Ed i contadini stupefatti di rivederlo dopo lungo tempo non persero tempo e gli consegnarono un paniere con i frutti più maturi e succosi nell’intento di compiacerlo.

Si affrettarono per le scale ed i corridoi e superarono sale e disimpegni e giunsero di fronte alle grande sala da pranzo con la cesta profumata e traboccante.

L’uomo sempre più grosso era sulla soglia e riempiva con la sua mole l’ampiezza intera della porta ed impaziente tendeva le mani verso i lavoranti che arrivavano.

Ma quando prese in mano il frutto questo marcì istantaneamente e gli altri come il primo, e per quanti fichi i lavoranti si premurassero di portare, tutti marcivano al tocco dell’uomo sempre più grosso.

Intanto sul tavolo si produceva un profluvio di cibi lussureggianti, invitanti, ricchi che si spandevano per la tavola e cadevano sul pavimento in un torrente di profumi e sapori e sughi.

E tutto ciò perse istantaneamente di valore e l’uomo sempre più grosso non lo volle più.

 

            L’uomo sempre più grosso continuò per giorni a tentare di assaggiare i fichi ma questi immancabilmente marcivano. Si disinteressò completamente dell’altro cibo e battè i pugni sui muri e ribaltò tavolo e sedie e urlò e gridò il nome di Bonsenso, che venisse a togliere quella maledizione che lo perseguitava, che gli restituisse la sua vita semplice ed i suoi semplici piaceri.

E giunse a maledire l’elfo e continuò a maledirne il nome per lungo tempo, ma questi non venne mai dall’uomo sempre più grosso che ormai diventava meno grosso via via che il tempo passava e la disperazione si impadroniva del suo cuore.

E la disperazione si impadronì anche della casa dell’uomo molto grosso e si spanse per le terre dell’uomo molto grosso, che finirono per diventare sterili ed improduttive ed infine per rimanere incolte e prive di manovalanza.

L’uomo via via meno grosso rimase solo e deluso e passò i suoi giorni a battersi i pugni sul capo per avere dimenticato il valore semplice di ciò che aveva, barattandolo per un mondo nuovo e luccicante senza pensare che il prezzo da pagare forse era troppo alto.

Giacchè tutto ha un prezzo.

E Desiderio, così si chiamava l’uomo via via meno grosso, alfine lo capì e, rinchiuso in una grande casa vuota con i pavimenti traboccanti di cibi succulenti ed intonsi, rimirando un cesto di frutta marcia, capì che avrebbe dovuto seguire il consiglio di Bonsenso e pensare bene a ciò che aveva ed a ciò che avrebbe perso.

CHI TROPPO VOLLE #1

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C’era una volta un uomo molto grosso, ma veramente tanto, che amava smodatamente mangiare. Non si può dire che fosse buono o cattivo, simpatico od antipatico; tutti di lui notavano solo quanto fosse ossessionato dal cibo.

Quando passava per le sue terre di Belpaese in groppa al suo enorme cavallo Famedoro, dalla foltissima criniera brunita e dagli zoccoli possenti come zampe d’orso che facevano tuonare il terreno come all’avvicinarsi di un temporale estivo, rivolgeva a tutti i lavoranti un saluto, si sincerava delle condizioni dei loro figli e togliendosi il cappello piumato rivolgeva un cenno alle signore, ma non per questo la sua mente non rimaneva perennemente concentrata sulle leccornie che avrebbe trovato una volta tornato nel suo grande e solitario palazzo.

Di tutti i cibi ed i frutti della terra, il più amato da lui era il fico. Attendeva con ansia l’estate per fare salire i suoi lavoranti fin sulla cima dell’altissima pianta che svettava al margine meridionale delle sue tenute. Faceva loro contendere agli uccelli ed alle api fino all’ultimo frutto e poi concentrato coglieva dalla cesta il più maturo, lo apriva delicatamente ed in un impeto libidinoso vi affondava voracemente le labbra per suggerne la polpa mielosa.

Questa per lui era la più grande gioia della vita ed attendeva la stagione calda con febbrile impazienza per godere di questo piacere sublime.

 

Avvenne che un giorno, recandosi nelle stalle per montare Famedoro e fare il consueto giro delle sue proprietà, l’uomo molto grosso udì una vocina lamentosa che chiedeva aiuto.

L’uomo molto grosso cautamente seguì il lamento non con troppa curiosità giacchè già pensava al pranzo, ma neppure con totale disinteresse poichè aveva appena fatto colazione e trovò un piccolo elfo con le ali imprigionate nella folta criniera scura di Famedoro.

L’uomo molto grosso districò con le sue ditone molto grosse l’elfo dalle crine setose di Famedoro, prese delicatamente l’elfo tra le dita e se lo dondolò di fronte al naso, forse chidendosi per un attimo se fosse il caso di assaggiarlo oppure no.

L’elfo liberato e penzolante si rivolse all’uomo molto grosso con parole di estrema gratitudine per averlo salvato da quella che pareva ormai essere una prigionia disperata.

Se ne girava svolazzando di notte buia ed era finito sbadatamente tra le chiome scure come la pece di Famedoro, che sentendo una presenza estranea e fastidiosa, scuotendo rumorosamente e vorticosamente il capo aveva finito per intricare le crini in modo che al volgere del giorno pareva allo sfortunato elfo oramai privo di vie d’uscita.

Solo l’arrivo di una persona di buon cuore come l’uomo molto grosso aveva potuto risolvere l’incresciosa situazione.

“Buonuomo, il mio nome è Bonsenso, ed in segno di eterna gratitudine io desidero esaudire il vostro più segreto desiderio. Chiedete pure ed io con la massima celerità e piacere vi donerò ciò che desidererete”.

A quella singolare proposta il taciturno uomo molto grosso dapprima grugnì, poi appoggiò l’elfo sullo sgabello più vicino, si tolse il cappello piumato e iniziò a grattarsi ripetutamente con la manona la grossa testa calva.

Con sua vociona che pareva il barrito di un pachiderma l’uomo molto grosso ringraziò l’elfo dell’offerta e si disse felice di accettarla.

” Con umiltà vi chiedo di fare in modo che la mia tavola sia sempre e perennemente imbandita delle migliori leccornie, sempre se ciò è nelle vostre disponibilità messer Bonsenso”.

“E’ assolutamente possibile”, replicò il piccolo elfo, “ma desidero chiarificarvi che per potere ottenere un così enorme bendiddio dovrete però rinunciare per sempre a ciò che più vi da piacere ora. Pensateci bene, siete ancora bendisposto alla transazione?”.

L’uomo molto grosso con la mente che già immaginava la quantità di cibi nuovi e la varietà di sapori esotici e sconosciuti che avrebbero di lì in avanti sollazzato il suo palato non ebbe tentennamento nell’annuire col capo e rivolgere un sorriso soddisfatto e sognante all’elfo.

“Ebbene, messere, recatevi di buona lena nella vostra sala da pranzo allora, che tutti i piaceri della tavola d’ora in poi saranno pronti a satollarvi”.

E mentre diceva questo già l’uomo molto grosso saliva con agili passi balzellanti, quali mai prima di allora gli si videro fare, la scalinata del suo palazzo e si dirigeva verso il salone.

L’elfo Bonsenso allora facendo un ghigno inaspettato sussurrò “Tutti tranne uno. Tutti i piaceri avrai ma uno ti sarà negato”.

“Per sempre”.

continua….

UN MEDICO TRA GLI ORSI #NORTHERNEXPOSURE #SERIETV

Qual è la serie tv più bella della storia?

Mork & Mindy? Twin Peaks?

Per qualcuno sicuramente Breaking bad, o Game of thrones. O House of Cards (solo la prima stagione però)!

Per me la migliore serie di sempre, al di la del fascino indiscusso di Jarod il Camaleonte è senza alcun dubbio UN MEDICO TRA GLI ORSI.

Una storia surreale che si basa sul classico espediente dell’alieno calato in una realtà a lui estranea e nella contrapposizione tra realtà diverse trova il suo sviluppo. In questo caso un medico newyorkese per ripagarsi gli studi è costretto a lavorare per qualche anno in Alaska, nella strampalata cittadina di Cicely, caratterizzata per essere un vero e proprio avamposto di frontiera, ricettacolo di personaggi dalle storie bizzarre, tutti in fuga dalla civiltà e tutti in contatto con la parte più genuina e vera di loro stessi, in un rispecchiamento continuo con il panorama naturale che li circonda.

Una contrapposizione tra tradizione e modernità, tra occidente e cultura dei nativi americani, tra storie private, singole e una dimensione collettiva esaltata dall’isolamento del piccolo paese e della sua comunità.

Gli interpreti sono tutti volti noti del piccolo schermo USA, come  Barry Corbin che interpreta l’ex astronauta Maurice Minnifield, al dottor Fleischman, Rob Morrow, che in seguito abbiamo visto in Numb3rs, alla graziosa Janine Curter di Cliffhunger, al bello e maledetto falegname di Sex & the city, John Corbett.

Gli autori traspongono la loro vasta cultura letteraria  in continue citazioni, creando una atmosfera sognante, una bolla fuori dal tempo in cui le storie bislacche dei personaggi si fondono per creare un microcosmo autosufficiente. Una atmosfera simile, un continuo rimando alla dimensione onirica è un topos classico di  Mamoru Oshii e lo troviamo nel bel lungometraggio animato LAMU’, BEAUTIFUL DREAMER.

Trovate le puntate online, credo in modo legale ma non mi espongo sul punto, su VIMEO.

Trovate il tempo per guardarlo.


WIKINOTE

Un medico tra gli orsi (in originale Northern Exposure) è una serie televisiva statunitense creata da Joshua Brand e John Falsey, composta da 6 stagioni per un totale di 110 puntate, trasmessa per la prima volta dalla CBS tra il 1990 e il 1995. In Italia è stato trasmessa prima da Rai 2 e poi da Canale 5 e Rete 4.